Nelle vallate alpine e prealpine italiane, le costruzioni rurali in legno hanno seguito per secoli una logica costruttiva che privilegiava il materiale disponibile localmente, la resistenza ai carichi neve e la capacità di adattarsi ai cicli termici stagionali. Quello che a prima vista appare come un semplice fienile o una stalla è spesso il risultato di scelte tecniche precise, tramandate oralmente da carpentieri locali attraverso generazioni.

La struttura a blockbau

La tecnica più diffusa nelle regioni alpine italiane — in particolare in Alto Adige, Trentino e Valle d'Aosta — è il blockbau, o costruzione a tronchi sovrapposti. I tronchi, di norma squadrati a sezione rettangolare, vengono posati in orizzontale alternando la direzione vena per vena per distribuire uniformemente gli sforzi. Gli angoli vengono connessi tramite incastri a coda di rondine o a dentello semplice, che garantiscono sia la resistenza a taglio orizzontale sia una certa capacità di assestamento verticale del legno in fase di stagionatura.

La peculiarità del blockbau rispetto ad altre sistemi costruttivi in legno è la totale assenza di elementi verticali portanti separati: il muro stesso è la struttura. Questa caratteristica implica che qualsiasi apertura — porta, finestra, presa d'aria — richieda un architrave robusto e un telaio correttamente scorrevole, capace di accompagnare il ritiro longitudinale dei tronchi nel tempo.

Facciata sud del maso Rainer a Feldthurns, con aperture in legno tradizionali
Facciata meridionale del maso Rainer a Feldthurns (BZ). Notare la disposizione delle aperture e il sistema di protezione dell'aggetto di gronda. — Wikimedia Commons, CC BY-SA

Capriate e sistemi di copertura

Il sistema di copertura più ricorrente nelle costruzioni rurali alpine è la capriata a due falde con pendenza accentuata, studiata per scaricare rapidamente la neve. Nelle varianti più antiche, la capriata è realizzata interamente in legno di larice o abete rosso con giunzioni a incastro spinato, senza chiodi metallici. L'utilizzo del metallo era storicamente limitato a pochi punti critici, sia per il costo del ferro sia per la difficoltà di approvvigionamento nelle zone isolate.

La superficie di copertura era tradizionalmente realizzata con tre tipologie principali di materiale:

  • Scandole (Schindel in tedesco): lamelle di legno fenduto — non segato — ottenute da ceppi di abete rosso o larice. La fessurazione per fendimento segue la fibra naturale del legno, producendo superfici più resistenti all'acqua rispetto al taglio di sega. In Alto Adige e nel Cadore si trovano ancora esempi di copertura in scandole non restaurati risalenti al XIX secolo.
  • Lose: lastre di pietra locale, in genere scisto o gneiss, usate nelle zone dove la pietra era più facilmente reperibile del legno. Non è una tecnica in legno in senso stretto, ma si abbinava spesso a strutture portanti lignee.
  • Paglia: diffusa nelle aree collinari e prealpine del Veneto e del Friuli per coperture di stalle e fienili. Richiede una pendenza minima del 45% per garantire il deflusso dell'acqua e ha una durata limitata rispetto alle scandole.

Il tamponamento delle pareti

Nelle costruzioni a telaio — meno diffuse delle blockbau ma presenti in alcune aree del Friuli e del Veneto — il tamponamento delle pareti era realizzato con tecniche diverse a seconda della disponibilità dei materiali. Le soluzioni più documentate sono il tavolato verticale con listellatura orizzontale di battuta, il graticcio intonacato con argilla e paglia (tecnica presente in alcune borgate della pianura friulana) e il pannello di assicelle a battente, detto anche "rivestimento a listoni".

La funzione del tamponamento non era strutturale ma esclusivamente climatica: ridurre la dispersione termica d'inverno e proteggere dalla pioggia. In molti casi, le pareti esterne dei fienili non erano tamponante affatto, ma lasciate aperte a listellatura orizzontale larga per favorire la ventilazione del fieno conservato all'interno e prevenire la fermentazione anaerobica.

Connessioni e organi metallici

L'introduzione sistematica degli organi metallici nelle costruzioni rurali alpine avviene prevalentemente nella seconda metà dell'Ottocento, in concomitanza con la diffusione delle ferriere locali e l'abbassamento del costo del ferro laminato. Prima di quel periodo, i carpentieri risolvevano le connessioni strutturali principalmente con soluzioni lignee:

  • Spine e cavicchi di legno duro (quercia, faggio) inseriti in forature passanti
  • Cunei di serraggio per tensionare i giunti
  • Staffature in legno curvato a caldo per le capriate a contrafforte
  • Legature in fibra vegetale (rafia, salice, vimine) per elementi secondari

L'uso di grappe e chiavi in ferro forgiato era riservato ai punti di giunzione soggetti a trazioni intense, come i tiranti delle capriate o i punti di ancoraggio delle scale esterne.

Fondazioni e rapporto col suolo

Una delle vulnerabilità maggiori delle costruzioni in legno rispetto all'umidità è il contatto diretto col suolo. Le soluzioni tradizionali per isolare la struttura lignea dall'umidità ascendente erano diverse: zoccoli in pietra locale elevati almeno 40–60 cm dal piano campagna, anelli di basamento in muratura a secco con intercapedine ventilata, oppure la semplice elevazione su grandi massi di granito o porfido posizionati sotto i quattro angoli della struttura, con la trave di base lasciata libera da ventilare.

In alcune aree del Trentino, la soluzione adottata era il basamento in muratura di calce e sasso fino all'altezza del piano di calpestio dell'abitazione, con la parte in legno che iniziava solo a partire dal primo piano fuori terra. Questa configurazione mista legno-muratura è particolarmente evidente nei masi della Val di Non e della Valsugana.

Riferimenti documentari

Per approfondire le tecniche costruttive tradizionali, i riferimenti più solidi rimangono le pubblicazioni della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici delle province di Trento e Bolzano, gli studi del Museo Storico del Trentino e la documentazione raccolta dal Südtiroler Landesmuseum für Volkskunde a Teodone di Brunico.

Ultima verifica dei contenuti: 3 maggio 2026